Ci sono storie che si raccontano solo quando si è abbastanza lontani da certi momenti per poterli guardare senza paura. Quella che ci racconta in esclusiva il protagonista di questa intervista è una di quelle: due anni passati in silenzio, in uno studio di doppiaggio romano, a prestare la voce a personaggi animati per racimolare quanto bastava per pagare un affitto e mettere insieme i pasti.
Oggi è uno dei volti più riconoscibili della televisione italiana. All'epoca, però, il suo viso non lo conosceva nessuno. Solo la sua voce — trasformata, modulata, spesso irriconoscibile — aveva già trovato un pubblico senza saperlo.
«Nessuno lo sapeva. Neanche i miei genitori. Dicevo loro che stavo lavorando nel settore audiovisivo. Non era una bugia, tecnicamente.»
Ride, mentre lo racconta. Un riso pieno, senza imbarazzo. Come si ride di qualcosa che ha smesso di fare paura.
La voce del villain
Il dettaglio più sorprendente emerge verso la fine della conversazione: non doppiava personaggi qualunque. Stando a quanto racconta — e GossipBoom ha potuto verificare parte delle informazioni attraverso fonti del settore — la sua voce è quella del villain di almeno tre produzioni animate che hanno segnato l'infanzia di una generazione italiana.
«Uno di quelli che hai visto e che ti ha fatto paura da bambino. Il classico cattivo con la voce profonda. Quella era la mia voce». Poi aggiunge: «È strano, adesso. A volte mia nipote guarda quei cartoni e imita la voce del cattivo. E io devo fare una faccia normale».
Il momento della svolta
La fine di quel periodo è arrivata quasi per caso — come spesso accade nelle carriere che poi diventano straordinarie. Un provino per un piccolo ruolo in un programma di intrattenimento, fatto per caso su consiglio di un amico. Un regista che lo ha notato non per la sua voce, stavolta, ma per «qualcosa negli occhi, quando parlava».
«Mi ha chiamato tre giorni dopo. Mi ha detto che avevo il ruolo. Quella sera ho pianto. Non di gioia — o non solo. Anche di sollievo. Perché significava che forse quella strada lunga e storta stava portando da qualche parte.»
Il resto è storia della televisione italiana. Ma quella voce — quella che i bambini imitavano per spaventarsi a vicenda — è ancora lì, sepolta in qualche archivio digitale, ad aspettare che qualcuno faccia la connessione giusta. Lui, per ora, preferisce che rimanga un segreto. O quasi.